Seguici

FacebooktwitterinstagrammailFacebooktwitterinstagrammail

Le fusioni dei comuni Arbereshe: una possibile risposta alla crisi degli enti locali

PanoramaLa recente manovra economica del Governo Meloni, con la sua drastica riduzione della spesa corrente, metterà a rischio oltre due miliardi di euro per i Comuni italiani entro il 2029. A pagarne le conseguenze più gravi, come spesso accade, saranno i Comuni del Sud Italia, che già da anni fanno i conti con la scarsità di risorse e l’inadeguatezza dei trasferimenti statali. Un altro duro colpo per gli enti locali, che si trovano ad affrontare la sfida di garantire servizi essenziali come scuola, assistenza sociale, manutenzione e tutela dell’ambiente, pur con bilanci sempre più ridotti.

Questa situazione non è una novità. Da un quindicennio, infatti, i Comuni sono stati progressivamente relegati al ruolo di esattori, pur mantenendo inalterati i doveri nei confronti dei cittadini. La forte riduzione dei trasferimenti statali, unita all’adozione di politiche fiscali restrittive, ha reso ancora più difficile per gli enti locali, specialmente quelli di piccole dimensioni, garantire quei servizi di prossimità che sono, invece, il cuore pulsante del sistema amministrativo italiano.

Ma c’è una via d’uscita? L’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) è impegnata a difendere gli interessi degli enti locali, ma è fondamentale guardare anche alle opportunità previste dalla Legge 56/2014, la cosiddetta “Legge Del Rio”. Questa legge, tra le altre misure, incentiva i processi di fusione tra i Comuni, creando un’alleanza tra Enti locali per rispondere insieme alle difficoltà economiche e gestionali.

Le fusioni, infatti, sono uno strumento che potrebbe rivelarsi fondamentali per molti territori. Le Regioni offrono incentivi economici e procedurali per supportare questi processi, inclusi contributi straordinari da parte dello Stato per un periodo fino a 15 anni, oltre ad un accesso prioritario ai finanziamenti. Con questi strumenti, le fusioni non sono solo un rimedio alla crisi, ma rappresentano una vera e propria opportunità per risolvere il problema della sostenibilità dei Comuni, soprattutto quelli più piccoli.

In Calabria, ad esempio, due fusioni hanno già avuto successo: nel 2017, i Comuni di Casole Bruzio, Pedace, Serra Pedace, Trenta e Spezzano Piccolo si sono uniti per dare vita al Comune di Casali del Manco, con una popolazione di circa diecimila abitanti. Un anno dopo, nel 2018, le città di Corigliano Calabro e Rossano si sono fuse creando una realtà urbana più forte, diventando la terza città calabrese per numero di abitanti.

Cari amministratori di Acquaformosa, Firmo e Lungro, perché non estendere questo modello anche ai nostri paesi arbereshe, che sono tra i più colpiti dal fenomeno dello spopolamento e del declino demografico? I nostri piccoli Comuni, infatti, si trovano a fronteggiare gravi difficoltà legate alla perdita di abitanti e alla mancanza di servizi. Una fusione potrebbe non solo migliorare l’efficienza amministrativa, ma anche garantire un futuro più solido per le nuove generazioni, evitando che i giovani siano costretti a emigrare.

Esperienze di fusione le nostre comunità le stanno già sperimentando e con successo in alcuni ambiti come quello sportivo e quello scolastico, perché non estendere la fusione in altri ambiti, soprattutto quelli produttivi, sociali e culturali?

Un percorso comune tra i paesi arbereshe potrebbe rappresentare una risposta concreta alla crisi che colpisce queste aree, promuovendo una visione di sviluppo condivisa e sostenibile. È il momento di cogliere le opportunità offerte dalle leggi in vigore per costruire un futuro migliore per i nostri territori e dare una risposta tangibile alla crisi che minaccia la sopravvivenza degli enti locali, in particolare quelli del Sud.

FacebooktwittermailFacebooktwittermail