La buona scuola (Seconda parte)

di Pietro Varcasia

Questa seconda parte sulla scuola è rivolta ai bambini ed a i ragazzi che frequentano la scuola dell’obbligo oggi ed ai loro genitori perchè possano confrontarla con quella di un po’ di tempo fa.

Anche se non è una operazione di nostalgia, perché per quel tempo ci sono ben pochi motivi per un tale sentimento, pur tuttavia richiamando alla memoria la scuola di allora si finisce con il richiamare con essa gli anni spensierati della fanciulezza e dell’ infanzia e, per forza di cose, si entra in una specie di “amarcord” che intenerisce e commuove.

Di quegli anni quindi dirò non ciò che ho letto o studiato come insegnante ma le cose da me vissute, dei miei ricordi; parlerò della mia scuola, quella che porto nella memoria ed anche nel cuore .

Allora nel nostro piccolo paese non esisteva un edificio scolastico. Le classi, in genere molto numerose, erano alloggiate in case private sparse per il paese.

Non ricordo, ma sarà un limite della mia memoria, la disponibilità del bagno. Per tutti gli anni delle scuole elementare non ho un ricordo legato all’uso di questo servizio. A ripensarci bene non saprei dire oggi come risolvevamo il problema. Probabilmente usavamo gli orti delle vicinanze come usavano fare gli adulti che prima di andare al lavoro sfilavano la cintura dai passanti delle brache, la sistemavano al collo e così in pace con la natura iniziavano la giornata molto spesso in modo rumoroso.

Inimmaginabile, come è facile intuire poi, la presenza di termosifoni, stufe per il riscaldamento che nei momenti più freddi venivano sostituiti con un po’ di brace portato in classe da casa in barattoli di latta ai quali si applicava un manico in filo di ferro. GlI insegnanti invece utilizzavano un braciere rotondo in rame con pedana in legno offerto dai proprietari delle case che ospitavano la classe.

I banchi erano in legno a due posti con la predisposizione per l’inchiostro, le penne, le matite. Completavano il corredo scolastico alcuni pennini di ricambio e fogli di carta assorbente, quattro, cinque quaderni con la copertina nera per la bella e brutta copia ed i libri di testo, due soltanto, senza l’ambizione di offrire agli alunni tutto lo scibile come succede invece oggi.

Le cartelle erano in cartone pressato. D’obbligo il grembiule di colore blù con i fiocchi del colore della classe di appartenenza. La ricreazione, breve, avveniva dentro l’aula delle lezioni dove a metà mattinata si consumava la colazione con fette di pane casereccio insaporito con olio, zucchero, pomodoro salame di casa.

Le ore di insegnamento erano quattro al giorno distribuite in sei giorni. Non avevamo a disposizione nessun altro sussidio didattico se non i libri di testo, ed i classici della letteratura per l’infanzia, Le avventure di Pinocchio, Cuore, Dagli Appennini alle Ande e, appesi alle pareti le carte geografiche che difficilmente mancavano.

Gli insegnanti erano brave persone che mettevano in atto la didattica, allora in uso, dei premi e dei castighi. Per la verità più dei castighi che dei premi che si esprimevano con qualche elogio in classe e un buon voto in pagella. Ben altra consistenza avevano i castighi… [continua]

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