La buona scuola (Prima parte)

di Pietro Varcasia

In questi giorni la scuola ha ricevuto da parte di tutti l’attenzione che meriterebbe di avere non solo all’inizio dell’anno scolastico ma in ogni momento del dibattito politico e sociale.

Quest’anno entriamo nell’era della “Buona scuola”, una delle poche occasioni avute dalla sinistra, o da ciò che si chiama sinistra, dal dopoguerra in poi per affermare la sua visione della scuola.

Per me, ma sia chiaro solo per me, tutto ciò che ad essa viene imposto sotto forma di organizzazione gerarchia a scapito della responsabilità personale dell’insegnante, tutto ciò che viene delegato ai capi di istituto espropriandolo agli insegnanti non è “Buona scuola” ma cattiva scuola.

Principio inviolabile della organizzazione scolastica dovrebbe essere l’autonomia culturale e didattica dell’insegnante almeno sino a quando si afferma che la scuola deve essere il luogo, l’istituzione, dove, per la sua specialissima natura, si fa esercizio, pratica di democrazia che è la forma politica che ha garantito sino ad ora il vivere civile. Quindi se democrazia eguale a civiltà e scuola eguale a democrazia, ne consegue che scuola eguale a civiltà almeno sino a quando non si comprenda che la scuola non è il luogo dove si impara la natura teorica della democrazia ma dove si vive la democrazia attraverso i valori della solidarietà, del rispetto reciproco, della tolleranza, del rispetto delle regole, del rifiuto della violenza e della guerra.

La scuola dovrebbe essere il luogo dove si viene educati a diventare cittadini attivi rispettosi della legge. Il suo compito, insegnare a capire quale sia il bene comune ed adoperarsi per realizzarlo.

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