Pietro Napoletano

di Pietro Varcasia

Succede sempre di illudersi di avere chissà quanto tempo a disposizione durante le vacanze delle festività natalizie ed invece il tempo fa la stessa fine della tredicesima: vola in un batter d’occhi.

Mi servo di questo incipit per confessare agli amici di Facebook l’intenzione di presentare già tra Natale e Capodanno una breve scheda su Pietro Napoletano ma questa volta ho avvertito di avere davanti a me un compito superiore alle mie forze per la necessità di contenere entro breve spazio l’opera di un personaggio complesso che ha dedicato una intera vita alla cultura.

Nella rubrica “Uomini illustri di Firmo” fino ad ora sono stati presentati tre giovani, oggi invece è la volta del decano di questo gruppo di personaggi. È la volta di Pietro Napoletano certamente oggi il più importante, il più illustre, il più conosciuto uomo di cultura di Firmo. Un uomo che non ama, come si dice, il proscenio, che non ama mettersi in mostra ma da sempre, nel silenzio, con modestia, ha lavorato duro per coltivare i suoi molteplici interessi culturali.

Pietro Napoletano infatti è scrittore, autore di romanzi, racconti, saggi; ispirato poeta; giornalista, saggista, direttore di riviste, glottologo, conoscitore profondo della nostra lingua. Molteplici attività che ha ripreso con rinnovato vigore dopo aver superato brillantemente qualche tempo fa problemi di salute. Io l’ho incontrato, per la prima volta, di recente in occasione di una visita compiuta assieme a suo cognato Francesco nella sua bella casa a Saracena dove vive per conoscere l’uomo che non immaginavo così cordiale, gentile, ospitale, disponibile a farmi prendere visione dei tanti inediti che giacciono nei cassetti e che se rimanessero tali si commetterebbe un vero e proprio delitto culturale privando Firmo della possibilità di conoscere altre vicende, altri personaggi che risalgono ai tempi della sua infanzia e giovinezza. Un intero mondo popolato da figure singolari che riportati in vita dall’oblio del tempo sono diventati indimenticabili per la forza,la verità,la precisione con cui sono stati descritti.

Attraverso questi personaggi e le tante vicende e storie raccontate ci viene incontro la Firmo di una volta con le gjitonie, le frotte di ragazzi che animavano con i loro giochi strade e piazzette, le abitudini, i riti del mondo contadino insomma Firmo come centro, miniera inesauribile della sua ispirazione poetica. Un mondo che, riproposto con un esile sentimento di nostalgia, non esiste più fagocitato dalla forza omologante dei moderni mezzi di comunicazione di massa. Un mondo, una antologia, che bisognerebbe riproporre e far conoscere alle giovani generazioni, alle scuole, perché nessuno credo ha scritto così tanto su Firmo, ha amato così tanto Firmo e quindi nessuno ha il diritto di essere ricambiato con la stima e il rispetto che lui merita.

Questo mio intervento comprende solo brevi considerazioni nate leggendo il materiale in mio possesso non certamente una analisi critica approfondita della sua opera come meriterebbe il nostro autore. Un capitolo a parte a questo punto sarebbe doveroso aprirlo sul ruolo di primo piano che egli occupa nella intellighenzia dell’Arberia e nel mondo del giornalismo come direttore della rivist Apollinea ma il discorso andrebbe lontano e quindi rinviamo ad un altro intervento la considerazione di questi aspetti.

Concludendo sento il dovere di invitare i nostri concittadini prima di tutto a leggere le sue opere, soprattutto nelle scuole, di adoperarsi che si stampino tante cose di pregio ma ancora inedite e di smantellare vecchi ed ormai insignificanti pregiudizi legati a vecchie contrapposizioni politiche che hanno oscurato non poco nel passato il valore culturale dell’autore. Pietro Napoletano non è un autore bianco o rosso ma un cantore della Firmo che ama e che merita di essere da essa riamato. Anche l’elenco delle sue opere verrà pubblicato fra qualche tempo spero con l’aiuto di qualche mio amico.

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