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Alcune riflessioni sul voto referendario in Calabria: un risultato chiaro che può segnare un’inversione di tendenza

Referendum Costituzionale 2026Anche in Calabria, come nel resto d’Italia, la riforma che proponeva modifiche a sette articoli della Costituzione è stata bocciata. Nonostante le preoccupazioni iniziali, la partecipazione al referendum dei calabresi è stata buona, (48%) considerato il fatto che la nostra regione, in passato, non ha mai brillati in termini di partecipazione al voto.

Il “no” ha prevalso in Calabria con il 57,2%, un risultato ben diverso da quello delle elezioni regionali del 2025, quando le forze politiche contrarie al governo avevano ottenuto solo il 41,7%. La vittoria del “no” è stata particolarmente forte nelle province di Cosenza (63,7%) e Catanzaro (59,5%), mentre a Reggio Calabria ha vinto il “sì” con il 53,1%, l’unica provincia del Meridione con questo risultato. Nei capoluoghi, Cosenza ha visto il “no” raggiungere il 66%.

Ottimo il risultato anche nella nostra zona del Pollino: ovunque ha prevalso il NO raggiungendo spesso oltre il 60% dei consensi.

Nel nostro piccolo comune, Firmo, come in molte altre realtà circostanti, la partecipazione è stata superiore al solito e ha superato la media regionale. A Firmo, infatti, hanno votato 724 elettori, pari al 50% degli aventi diritto. Il “sì” ha ottenuto 283 voti (39,3%), mentre il “no” ha prevalso con 437 voti (60,7%).

Nonostante una mobilitazione quasi assente da parte dei partiti e dei comitati, la partecipazione al referendum nei nostri paesi è stata positiva, soprattutto in un contesto nazionale e locale spesso segnato da alto astensionismo. Il voto ha rappresentato una chiara risposta dei cittadini contro il tentativo del governo di alterare la Costituzione, difendendo l’equilibrio tra i poteri dello Stato e le garanzie democratiche, ma ha voluto esprimere anche un segnale forte rispetto a quelli che sono i problemi più urgenti del Paese attualmente: la politica estera, la guerra, le spese per il riarmo, il carovita, ecc…

Questo risultato evidenzia la domanda di serietà e saggezza istituzionale. Le riforme non possono ignorare il rispetto per la Costituzione. Il voto ha confermato la necessità di un cambio di direzione e ha inflitto una sconfitta politica alle destre, dando un duro colpo alla premier Meloni. Il messaggio è chiaro: il tentativo di modificare la Costituzione senza dialogo con opposizioni, forze sociali e cittadini si è rivelato fatale per il governo.

Pur ribadendo che il risultato di un referendum non può essere trasferito direttamente sul piano politico, è indubbio che emergano da questo esito alcuni aspetti da non sottovalutare. In primo luogo, si conferma che su temi cruciali come la difesa della Costituzione, i cittadini non delegano. Scelgono di esprimersi direttamente, senza lasciare che la questione venga strumentalizzata in chiave politica, né di destra né di sinistra. Questo comportamento evidenzia la centralità e l’indipendenza della volontà popolare quando si tratta di valori fondamentali.

Inoltre, il cosiddetto “Campo largo” ha dimostrato, anche in questa occasione, che, quando lavora insieme con obiettivi chiari, può ottenere vittorie significative, anche se non parte sempre da una posizione di vantaggio. Se questi gruppi politici, che hanno ottenuto buoni risultati sia a livello nazionale che in Calabria, riusciranno a mantenere l’unità e a costruire un progetto comune, ci sono reali possibilità di sperare in un futuro migliore per il Paese. Solo con una visione condivisa, infatti, sarà possibile dar vita a un’alternativa di governo solida e credibile, capace di contrastare le politiche degli attuali governanti. Un’alleanza che, se ben strutturata, potrebbe aprire la strada a nuove prospettive politiche e a un cambiamento significativo, in vista delle prossime elezioni nazionali previste per la primavera del 2027.

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