Rito ecclesiastico
La comunità di Firmo, dalla sua origine, fu sempre sotto la giurisdizione di
Cassano fino al 1919, quando, con l'elezione di Lungro di diocesi di rito greco, passò alle
dipendenze di quest'ultima.
I Firmjoti, come molti degli albanesi, prima della loro venuta in Italia, erano
sottomessi ecclesiasticamente a Costantinopoli.
Giunti nella penisola, si inserirono nel seno della Chiesa Cattolica ma conservarono,
e conservano tuttora, il rito greco, il che diede spesso origine a numerosi contrasti, perché i
vescovi latini, non conoscendo le consuetudini della Chiesa greca, contrastavano ai sacerdoti la
consacrazione con il pane fermentato; proibivano che i sacerdoti tenessero la moglie, presa in legittimo
matrimonio prima di ricevere gli ordini sacri; al popolo negavano il comunicarsi sotto le due specie.
Così tentavano in tutti i modi di abolire questo rito, ed in parte vi riuscirono, se si considera
che solo 21 paesi su 90 lo conservano, malgrado le bolle dei papi. Ma le comunità albanesi di
Calabria avvertivano anche la necessità di avere un centro di educazione per poter conservare il
loro patrimonio di civiltà e porsi allo stesso livello delle circostanti popolazioni. Cosicché
il papa Clemente XII, della famiglia Corsini, con bolla del 5 ottobre 1732, stabiliva la fondazione, in S.
Benedetto Ullano, di un collegio che, dal nome dell'illustre fondatore, si chiamò «Collegio
Italo-Greco Corsini»; venendosi a risolvere in questo modo il grave problema della preparazione del
clero di rito greco.
Ma gli albanesi erano ancora sotto la giurisdizione dei vescovi latini; cosicché
con Benedetto XV, nel 1919, veniva fondata la diocesi greca per gli italo-albanesi dell'Italia continentale.
Si formava così una gerarchia ecclesiastica greca in seno alla Chiesa Cattolica e si creava il primo
vescovo greco bizantino, Monsignor Giovanni Mele, con sede in Lungro, direttamente dipendente dal suo
Patriarca, il romano Pontefice. Le parrocchie che conservano il rito greco-bizantino venivano
staccate«iure originis»dalle dipendenze dei vescovi latini e passavano sotto la
giurisdizione del nuovo vescovo, creando in questo modo una eparchia comprendente 24 parrocchie, di
cui la maggior parte si trova nella provincia di Cosenza.
Annamaria Saccomanno
dalla tesi di laurea "Firmo e le sue tradizioni popolari"
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