Contributo dei Firmjoti al Risorgimento
Nel 1848, il contingente di Castrovillari, guidato da Giuseppe Pace, si unì ai
contingenti di San Basile, guidati da Costantino Bellizzi, e di Frascineto ed Ejanina, ed insieme si
diressero a Spezzano Albanese, dove, oltre gli abitanti di quel paese, trovarono anche le forze riunite di
Acquaformosa, Firmo e Lungro, comandate da Demetrio Damis. Repressa la rivoluzione, molti Firmjoti, tra cui
anche donne, furono arrestati.
Il 2 settembre 1860, gli abitanti di Lungro, che per la partenza dei cinquecento componenti
il battaglione lungrese erano rimasti senza uomini validi guidati da Gabriele Frega, accorsero a
Castrovillari per presentare a Garibaldi, che si accingeva a volgere verso Rotonda, un nobile proclama
compilato dal Frega stesso.
La città di Lungro, allorché le camicie rosse giunsero in Calabria, vide
500 dei suoi cittadini più validi formare una legione, che poi arricchita dalle forze di Firmo,
Frascineto e Cassano, divenne reggimento, incorporato nella sedicesima divisione Cosenza, sotto il comando
del colonnello Antonio Damis, che all'alba del 1° ottobre guidò i suoi uomini all'attacco di
Capua. La battaglia ben presto divampata vide i Firmjoti e gli altri albanesi compiere prodigi di valore,
che indussero Garibaldi a lodare pubblicamente il colonnello Damis e i suoi albanesi con la nota espressione:
«Vi siete battuti da leoni».
E queste lodi potrebbero da noi essere ripetute così per la terza guerra
d'indipendenza, come per le imprese africane e gli ultimi due conflitti mondiali. Perché sempre i
Firmjoti hanno pagato alla Patria, che cinque secoli fa li accolse esuli, un abbondante contributo di
sangue e di valore.
Annamaria Saccomanno
dalla tesi di laurea "Firmo e le sue tradizioni popolari"
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